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La Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food

La Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food
«Promuovere il patrimonio olivicolo italiano, connubio di biodiversità, paesaggio e cultura»; presentata la guida che recensisce 686 aziende, di cui 483 biologiche certificate, e segnala 1071 oli extravergini di qualità.

La Guida agli Extravergini 2024, a cura di Slow Food Italia, parte oggi dal Maxxi di Roma per far conoscere storie di oli, territori, produttrici e produttori che rendono il settore olivicolo un elemento distintivo e identitario della nostra Penisola: «Da millenni, coltivare la pianta dell’olivo è la testimonianza più evidente di come l’opera umana e la natura si possano unire in modo magistrale – ha sottolineato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia -. Una relazione straordinaria tra biodiversità, paesaggio agricolo e culturale che fa dell’Italia il Paese con la maggiore varietà colturale al mondo e uno dei maggiori produttori di olio EVO di qualità. Un connubio che, però, si interrompe se entra in crisi la produzione di qualità a favore di modelli di agricoltura superintensiva, basati sull’eccessivo utilizzo delle risorse naturali, sull’abbassamento dei costi e sulla realizzazione del profitto come unico obiettivo. L’olivicoltura di piccola scala non intensiva vive un momento difficile, a causa della crisi climatica, degli alti costi di produzione e della mancanza di personale. In alcune regioni italiane le campagne si spopolano, i territori più interni vengono abbandonati, i fenomeni di dissesto idrogeologico sono sempre più frequenti e l’ambiente è fortemente minacciato. Siamo consapevoli di questa urgenza e possiamo salvare i nostri paesaggi attraverso l’olivicoltura sostenibile, promuovendo pratiche attente all’ambiente, e al contempo salvaguardare la produzione e la tenuta delle comunità locali. La promozione del patrimonio olivicolo italiano rimane la principale missione di Slow Food, ogni anno, con la pubblicazione della Guida agli Extravergini». Un guida che si è imposta all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori come strumento importante per districarsi nel variegato e complesso mondo dell’olio e per conoscere da vicino gli olivicoltori che quotidianamente si battono per fornirci un olio buono, pulito e giusto e contribuiscono a disegnare un paesaggio di grande bellezza, che porta con sé anche una straordinaria valenza turistica. Questa, quindi, è una Guida sempre più indirizzata a creare relazioni: tra produttori e cittadini, tra luoghi e prodotti. La nuova edizione si può acquistare su www.slowfoodeditore.it

I numeri della Guida

Da 24 anni, grazie a una rete di 125 collaboratori, che non sono solo esperti degustatori, ma persone presenti sul territorio, che conoscono le aziende dall’oliveto alla bottiglia, la Guida offre uno spaccato dell’Italia dell’olio completo e ricco di particolari. Nell’edizione 2024 sono raccontate 686 realtà tra frantoi, aziende agricole e oleifici (79 novità a testimonianza di un settore molto vivace), recensiti 1071 oli tra gli oltre 1300 assaggiati. Cresce il numero delle aziende che certificano in biologico l’intera filiera (483 oli certificati) e aumentano i produttori (191 per 207 oli) che hanno aderito al Presidio Slow Food degli Olivi secolari, il progetto che promuove il valore ambientale, paesaggistico, salutistico ed economico dell’olivo e dei suoi prodotti, che tutela oliveti antichi, cultivar autoctone e raggruppa produttori che non fanno ricorso a fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici.

Non mancano riconoscimenti assegnati ogni anno dai curatori della guida: la Chiocciola segnala le aziende (43) che si distinguono per il modo in cui interpretano i valori produttivi (organolettici, territoriali e ambientali) in sintonia con la filosofia Slow Food; il Grande Olio (80) è attribuito agli extravergini che si sono distinti per particolari pregi dal punto di vista organolettico e perché ben rispecchiano territorio e cultivar. A queste caratteristiche, il premio Grande Olio Slow (104) aggiunge il riconoscimento dedicato alle pratiche agronomiche sostenibili applicate. La Guida cerca anche di essere un invito a visitare queste realtà per incontrare i produttori e scoprire il patrimonio olivicolo: per questo segnala le aziende che offrono ristorazione (102) e quelle con possibilità di pernottamento (144).

Due curiosità che si possono trovare tra le pagine della Guida: per la prima volta sono recensite aziende del Piemonte; in due occasioni superiamo i confini nazionali per provare a capire che cosa succede nelle vicine zone del Canton Ticino, in Svizzera, e della Slovenia.

Che olio ci aspetta? Il focus sull’annata olivicola

Com’è stata l’annata 2023? «Le parole chiave che caratterizzano le introduzioni regionali di questa edizione sono ancora una volta siccità, temperature, piogge intense e cambiamento climatico – evidenzia Francesca Baldereschi, curatrice della Guida -. Questi elementi rappresentano le sfide quotidiane affrontate dal settore nell’annata appena trascorsa, come nelle precedenti, e costituiscono ormai una preoccupazione costante per i produttori, non solo quelli italiani. A questo si aggiungono gli eventi improvvisi e figli dello stesso fenomeno climatico come frane e alluvioni che hanno contribuito a colpire alcune zone della nostra Penisola nel 2023». Non è semplice fare una fotografia dell’andamento dell’annata in Italia perché la crisi climatica con le sue manifestazioni estreme (alte temperature e violente precipitazioni) ha disegnato una produzione molto settoriale che varia all’interno della stessa area di produzione. Anche le stime sul raccolto variano tra di loro. La produzione di olio nel 2023/24 dovrebbe attestarsi intorno alle 290mila tonnellate, con un aumento del 20% circa rispetto alle 240.000 tonnellate del 2022. Mentre la produzione mondiale è in diminuzione rispetto alla campagna olearia precedente (-6,3%) con volumi complessivi al di sotto di oltre il 20% rispetto a quelli che sono considerati i target minimi per un corretto equilibrio tra domanda e offerta, che rischiano di prosciugare gli stock globali già nei primi mesi del 2024 se il consumo medio viene confermato. Secondo i dati illustrati al Sol emerge che l’Ue presenta import in crescita, giù l’export. Le produzioni comunitarie – scese a 1,4 milioni di tonnellate – hanno fatto impennare le importazioni del 44% a ottobre e novembre 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Tunisia (con 10.249 tonnellate, -31% sul 2022/23) resta la prima fornitrice dell’Ue, seguita da Turchia (5.100 tonnellate, +320%), Siria (3.807, +1.029%) e Argentina (3.693, +274 per cento). Secondo uno studio dell’Istituto Piepoli per Il Sole 24 ore il 47% degli intervistati dichiara di aver diminuito il consumo del 30% e il 40% degli intervistati dice di averlo dimezzato. «Un dato che ci fa piacere raccontare, che emerge anche dalla Guida – conclude Francesca Baldereschi -, è quello della crescita del biologico. Negli ultimi dodici anni, la coltivazione biologica è cresciuta notevolmente raddoppiando la superficie olivata certificata e superando abbondantemente il 20% della superficie olivicola totale. Anche questo dato, unito al fatto che l’olivicoltura rappresenta il 12% delle coltivazioni italiane biologiche, testimonia l’impegno del settore verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità e che possono essere uno strumento e una risposta al cambiamento climatico».

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